Beirut

 

Beirut mi ha sorpreso. Negli occhi e nella memoria avevo i ricordi della guerra, dei palazzi ridotti in rovine, degli uomini in armi delle varie fazioni che si aggiravano per le strade deserte, dell’urlo lancinante delle sirene. Quello che ho trovato invece è una città totalmente rinata, con grandi alberghi , arterie di stile occidentale, gente accogliente e gentile, costumi in parte occidentali e in parte tradizionali. Si respira molta libertà, le imprese ne hanno fatto un punto di riferimento per i loro affari.

Il passato non è del tutto cancellato. Ci sono i campi dei profughi a quaranta chilometri dalla città. E in uscita dalla capitale  incontri donne e bambini che chiedono l’elemosina ai quali evidentemente è negato il centro per non disturbare l’immagine di una città che cerca il suo riscatto anche internazionale. Alla stessa distanza, ma sulla costa, il paradiso dei turisti. Centinaia di ristoranti  si affacciano sul mare. Ogni sera si va in cerca di fresco e di bibite e, per i più fortunati, di ottimi menù di quella che viene definita la cucina francese del Vicino Oriente. Intorno ai tavoli bellissime ragazze si esibiscono in  balli orientali, qualcuna azzarda una danza del ventre senza crederci più di tanto. In un tavolo al centro della sala una decina di donne assistono contente. Parlano arabo. Non sono turiste. Non hanno veli, almeno non tutte e fumano il narghilè.

La Lapa e il Festino passato

Del Festino di Palermo so meno di tutti i palermitani (per inciso non lo sono, sono nato in riva al mare e non so nuotare e mi considero un uomo senza terra). L’ho seguito quando facevo il cronista perché si aspettava sempre che il vescovo nell’omelia – invocazione denunciasse i mali della città, a cominciare dalla mafia. Spesso le aspettative andavano deluse. Da quando non faccio più tg e gr declino l’invito e se posso vado via d a Palermo, salvo tornarci poi a bocce ferme per cercare qualche traccia di quello che a migliaia hanno seguito. Allo stesso punto ritrovo il carro e ci sono sempre dei turisti che  lo sfiorano per catturare un’emozione e forse  anche sperare che la Santuzza faccia anche a loro la grazia. A Palermo, per tanti versi,ancora non l’ha fatta, ma forse perché i suoi abitanti sono strani, di sera si commuovono guardando la Santa e di giorno ne combinano di tutti i colori. Questa idea che la fede è più forte dei peccati e dell’immoralità proprio non riesco a digerirla.

Il tempo se lo prende il mare

Le barche portano il segno del tempo, dei mari agitati, delle reti piene di pescato e delle reti che ingaggiano una battaglia con delfini, o arpionano vecchie memorie del passato. Sempre più frequentemente arano il fondo e portano in superficie i resti delle nostre sconfitte come uomini senza carità. Ma le imbarcazioni hanno memoria nel loro legno che marcisce, che si va disfacendo, di tutti gli errori commessi.